|
|
 |
Era un soleggiato pomeriggio di prima estate dellanno 1977. Ricordo che ero ancora studente e mi trovavo a casa dellIng. Luigi Cosenza, insieme al mio amico collega salernitano Corrado Papaccio. Avevo deciso di intervistarlo, di conoscerlo in persona; tutto quello che avrei fatto, mi sarebbe servito poi, come contributo di una ricerca avviata allinterno del Corso di Igiene Edilizia, condotto dal Prof. Fabrizio Spirito della Facoltà di
Architettura.
Ci fecero accomodare in un grande salone, che affacciava sul porticciolo di Via Caracciolo a Mergellina e lì abbiamo atteso intimiditi lentrata della persona a cui, di lì a poco, avremmo fatto una lunga intervista. Infatti subito dopo entrò una figura leonina, con una splendida chioma di capelli bianchi. Era molto severo negli atteggiamenti, ma subito dopo ci accorgemmo che era una lama tagliente, pieno di grande passione, lucidità e di grande e senile dolcezza. Quellintervista è stata forse per me una forte ed emozionante esperienza, perché proprio da quellincontro ho capito innanzitutto quanto sarebbe stato difficile essere architetto a Napoli e cosa importante che mi sembrava capire in quel momento, era che prima di essere bravi e capaci nella propria disciplina, bisognava essere forniti di una forte coscienza etica e civile, un forte amore per questa città, una forte e violenta passione per far valere le proprie opinioni ed azioni. Cosa infatti risultata più difficile di quanto pensassi ed allo stato ancora in attesa di qualcosa che ci possa rendere più facile questo compito. Ho deciso solo ora di pubblicizzare questa intervista, perché ritengo sia arrivato il momento di ri-attraversare criticamente il periodo del nostro dopoguerra professionale sino a i nostri giorni; no che questo non sia già stato fatto autorevolmente da altri studiosi, ma per la semplice esigenza di ritornare a discutere di professione, di architettura, di città e di territorio, perché molti nellombra: architetti e non, hanno deciso che è meglio assopire la coscienza professionale ed etica di molti di noi. Io non ci sto a questo omicidio dellarchitettura e degli architetti a Napoli e con me tanti altri ed è per questo motivo che affido al COPA questa intervista come stimolo ad intraprendere una nuova riflessione collettiva del ruolo della nostra professione di architetti nella nostra città.
Per questo motivi inauguriamo una sezione tematica web intitolata:
"Le professioni liberali e lo sviluppo urbano tra passato e futuro: ruolo, competenze, tradizioni. Il caso Napoli"
a cui già hanno già dato la loro adesione e contributo:
Prof. Lello Savonardo del Dipartimento di Sociologia dellUniversità degli Studi di Napoli Federico II
Prof. Fabio Mangone storico dellArchiettura Facoltà di Architettura Università degli Studi di Napoli Federico II
Prof. Ricciotti Antinolfi della Facoltà di Economia e Commercio Università degli Studi di Napoli Federico II
Prof. Marino Niola antropologo
Quindi nel dare inizio allo sviluppo di questa sezione pubblichiamo come premessa lintervista curata dal sottoscritto all Arch. Ing. Luigi Cosenza nel giugno del 1977 ed in seguito tutti gli altri interventi che arriveranno alla nostra redazione di copaweb.it
Il coordinatore Mario Mangone
|
|