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Dal settimanale ECONOMY
PROFESSIONI CHE COSA STA SUCCEDENDO INTORNO AGLI ALBI
IN PRINCIPIO ERA ORDINE
Uno scontro di potere daltri tempi. Alleanze sottobanco. Manovre politiche. E salvataggi in extremis. Tutto per una poltrona da oltre 1,2 milioni di voti. Che oggi è occupata da un architetto campano.
di GIOVANNI FRANCAVILLA
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Chi lo conosce lo descrive come un politico navigato, capace di mediare tra le mille anime che danno forma alla galassia del sistema degli ordini professionali in Italia. Il suo aplomb borbonico nasconde con eleganza una passione quasi maniacale per gli astri e, come si conviene a un buon campano, per la scaramanzia. Il cornetto rosso portafortuna, nascosto in tasca, accompagna in ogni momento Raffaele Sirica. Nato a Sarno 58 anni fa, è il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, ha una cattedra alluniversità Federico Il di Napoli, ma soprattutto dal 2002 è il presidente del Cup, il Comitato unitario delle professioni, lorgano che rappresenta ai massimi livelli le 44 categorie dotate di ordini e albi. Sulla carta ha un potere politico enorme. Siede ai tavoli tecnici del governo, va a colazione con ministri e capi di partito, detta le linee di governance agli ordini. Persino i suoi detrattori gli rendono onore quando lo dipingono come un moloch capace di mettere un veto a ogni iniziativa di Palazzo Chigi sul tema delle professioni. Il suo potere discende da una semplice equazione:
sta alla testa di un esercito di oltre 1,2 milioni di professionisti: medici, avvocati, architetti, giornalisti, commercialisti, notai, farmacisti, veterinari.., un bacino immenso che fa gola agli appetiti di Palazzo.
LIDILLIO SI È ROTTO. Il 1° marzo, al tavolo tecnico convocato dal governo sulle professioni, Sirica ha passato un brutto quarto dora. Davanti a lui il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, stava stracciando tre anni di duro lavoro passato a tessere le trame di una riforma, quella delle professioni, che oramai assomiglia sempre di più alla tela di Penelope. Era tutto pronto: un testo concordato e condiviso, in larga parte, dal quinto stato degli ordini, con lappoggio accondiscendente del sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti (Udc). Poi, il buio. Il guardasigilli ha deciso di fare di testa sua, inserendo durgenza la riforma delle professioni nel decreto legge sulla competitività, facendo peraltro sollevare il sopracciglio ai più fini cultori del diritto. Lo strappo normativo è stato poi ricucito dal ministro dellEconomia, Domenico Siniscalco (vedere box a pagina 33), ma le ripercussioni sul fronte politico sono tutte da pesare. Soprattutto dentro il Cup, che a settembre sarà convocato per rieleggere i suoi vertici. La partita più difficile per Sirica, che deve guardarsi le spalle dal soffio federalista che arriva dal Nord. Sempre più forte, un vento che comincia a sollevare anche lodore di moneta sonante.
RIFORMA IN SALSA FEDERALISTA. Chi era seduto a quel tavolo racconta che a guidare la mano del ministro Castelli nella stesura del nuovo testo di riforma è stato il suo ex compagno di classe Enrico Rossi. Lecchese, leghista e dottore commercialista, Rossi è il numero due del Cup Nord-Italia, gemmazione federalista di quel Cup «centralista» che sta a Roma. Non è la prima volta che padre e figlio si accapigliano per questioni che, gratta gratta, attribuiscono o tolgono porzioni di potere: siano tessere o soldi. Ma questa volta lo sgambetto è stato un fallo a gamba tesa, dice un professionista con spiccato accento del Nord.
CHI FINANZIA IL CUP. Senza entrare troppo nei tecnicismi della materia, uno dei passaggi più scivolosi per gli ordini contenuti nella riforma e bloccato in extremis da Sirica riguardava la struttura organizzativa degli ordini: ampi poteri ai comitati territoriali, alleggerimento delle deleghe al Cup nazionale. Un emendamento che portava la firma di Rossi, giurano in molti. E che, di fatto, andava a disciplinare una realtà che già si muove alla luce del sole. Non è un mistero, infatti, che i diversi Cup regionali e sovraterritoriali ricevano sovvenzioni da enti locali e qualcuno insinua persino dagli ordini professionali, attraverso i collaudati meccanismi dei rimborsi spese e delle manifestazioni di rappresentanza. Per esempio, la Regione Veneto ha stanziato un plafond di 450 mila euro al Cup Veneto per finanziare corsi di formazione; così il Crei (il Consiglio regionale delleconomia e del lavoro) ha ammesso il Cup Lazio a partecipare al tavolo della concertazione tra Regione, industriali e sindacati. Ancor più generosa lEmilia Romagna che ha infilato il Cup locale tra i soggetti abilitati a spartirsi una torta da 6 milioni di euro destinati alle attività produttive.
GLI AVVOCATI SUL PIEDE DI GUERRA. Il blitz è rientrato, certo; ma ora la posizione dellarchitetto di Sarno è più debole e, soprattutto, appare più isolata. Sergio Polese, numero due del Cup e presidente del Consiglio degli ingegneri, non ha ancora digerito lallargamento delle competenze professionali che Sirica ha messo addosso agli architetti, limitando gli spazi di manovra degli ingegneri. Ma, al di là delle beghe di bottega, sono gli avvocati ad avere il dente avvelenato con la gestione Sirica. Vero e proprio centro di potere nelle professioni (contano 122 seggi in Parlamento), la pressione del Consiglio nazionale forense, guidato da Guido Alpa, si sta facendo sentire. Un punto su tutti: la rappresentanza territoriale del Cup comincia a essere un pò troppo invasiva in un sistema conservativo come quello degli ordini. E tra sei mesi si vota. Nessuno mette in discussione Sirica. Nè tantomeno è iniziato il valzer ufficiale delle candidature per lambita poltrona. Un gioco di melina, passaggi e rimbalzi che cominciano a mettere allo scoperto almeno stando ai rumors più accreditati il presidente del Consiglio dei dottori commercialisti, Antonio Tamborino. E chissà se questa volta il corno porterà fortuna allo scaramantico architetto.
Box a pag. 33
Il riordino resta appeso a un chiodo
«Serve un chiodo nel decreto della competitività per poi appenderci, in seguito, il resto». Le ultime due parole pronunciate dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, danno il senso di quanto velocemente abbia inserito la marcia indietro rispetto al progetto di legge di riforma degli ordini elaborato con Enrico Rossi. Un dietro-front della maggioranza di governo sancito grazie allintervento del sottosegretario Gianni Letta, invocato dai rappresentanti dei professionisti, per raddrizzare il testo di riforma. La palla è passata così nelle mani del ministro dellEconomia, Domenico Siniscalco, che ha inserito nel decreto legge sulla competitività un testo di poche righe e che in ultima analisi riduce la riforma allobbligo di iscrizione agli ordini per chi svolge una professione riconosciuta e alla composizione delle commissioni desame. Adesso, sarà utile capire che cosa verrà appeso al chiodo delle professioni.
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24 ordini
IL CUP, COMITATO UNITARIO DELLE PROFESSIONI.
RAPPRESENTA NELLE SEDI ISTITUZIONALI LE ISTANZE DEL SISTEMA ORDINISTICO.
44categorie
ALLINTERNO DEL SISTEMA ORDINISTICO ITALIANO SONO INDI VIDUATE ATTIVITA RICONOSCIUTE
IN ALBI E COLLEGI PROFESSIONALI
3 comitati
LA STRUTTURA TERRITORIALE DEL CUP PREVEDE UNA STRUTTURA CENTRALE E TRE COMITATI SOVRAREGIONALI (NORD, CENTRO E SUD).
1,2 milioni
E IL NUMERO DEGLI ISCRITTI APPARTEN ENTI AGLI ORDINI PROFESSIONALI., LA CATEGORIA PIU NUMEROSA E RAPPRESENTATA DAI MEDICI.
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